A un garofano fuggito fu dato il mio nome - Savina Dolores Massa

Copertina per la recensione del libro A un garofano fuggito fu dato il mio nome di Savina Dolores Massa.

Casa Editrice:
Il Maestrale
Formato lettura: cartaceo (brossura)
Anno edizione: 2019
N° pagine: 240
Trama: << Michele ed Elsa sono cresciuti insieme fra gli odori e i colori della città di Oristano. In quasi trent’anni non hanno avuto segreti l’uno per l’altra fin quando un sabato di maggio, un’estranea, ladra d’amore, li divide sposando il ragazzo e dandogli, in seguito, una figlia. Oggi Michele è un uomo di mezza età che per una disgrazia ha perso la memoria e vive in solitudine col gatto Marx, non avendo più una vera famiglia. Ma un nuovo incontro con Elsa rimette tutto in gioco. La donna infatti ha un piano tanto diabolico quanto artistico: riscrivergli la vita. Ristabilisce il contatto fingendo di essere chi non è: cosa, fra le tante, di cui Elsa è capace. Lei riesce a sentire le pietre, le radici dei platani estirpati per mutare il volto ai viali; parla con la porta di casa e ne subisce le ripicche a ogni sua prolungata assenza. Nel bagaglio di dolore antico e recente saluta l’essere non solo Elsa, ma anche Lesa, Sale, e qualche volta Ninò: quel fratellino morto presto per cui una madre ha scelto il rifiuto eterno della figlia. Con Michele, Elsa è per la prima volta affascinata all’idea di esercitare potere. Un sospetto però via via prende forma nella sua mente e, se fondato, tutto potrebbe saltare. Garofani bianchi, intanto, appaiono e scompaiono segnando questa vicenda in cui c’è qualcuno che vede sopra ogni cosa, e ammonisce. >>

Recensione: 
Non è stato semplice leggere questo libro. Ogni pagina pesa quintali di sofferenza, talvolta troppo cruda e ingiusta. Altre volte ti fa infastidire, arrabbiare, confondere. Tante emozioni una dietro l’altra, che quasi mai sono vicine alla speranza. Ti butta giù senza che tu te ne accorga, distaccandosi completamente dalla trama che avevi immaginato.

Savina Dolores Massa ha un modo di scrivere davvero particolare e questo non fa che amplificare la sensazione di dispersione che spesso si viene a creare durante la lettura. Prima di mettere gli occhi su questo libro non avevo mai sentito parlare di lei, né delle sue opere, quindi probabilmente il motivo di così tanta sorpresa è anche questo. Devi abituarti al suo modo di esprimersi così contorto e cercare di decodificarlo, e il miglior modo per farlo è lasciarsi entrare nelle ossa ogni singola parola, abbandonandosi tra le braccia delle sue pagine.

All’inizio, leggendo la trama nel risvolto, pensavo che il libro fosse semplicemente la storia di un amore tormentato, contornato da bugie e perdite di memoria, il tutto racchiuso nello sfondo sardo di Oristano.

Ebbene, la Sardegna c’è e gioca un ruolo fondamentale, ti sembra quasi di vederla e poterne sfiorare le viscere. La perdita di memoria c’è pure, insieme a tutto il dolore che si porta dietro. Anche l’amore non manca, ed è di quelli che fanno male, ti avvolgono tra le braccia e poi ti lasciano cadere stramazzante al suolo.
Ma è proprio questo il punto. Tutto è concentrato sulle difficoltà di due vite i cui destini si sono intrecciati e il resto rimane in secondo piano, come una melodia leggera che accompagna tutto il racconto.
Forse è meglio così, perché in questo libro non c’è solo un romanzo, ma un vero e proprio diario di due spiriti in decadenza. Solo che non me lo aspettavo, perciò ne sono rimasta leggermente turbata.

Oltretutto spesso Savina Dolores Massa utilizza delle metafore davvero troppo personali, che solo il personaggio può realmente comprendere. Credo che questo sia totalmente voluto, come se avesse voluto creare un qualcosa che non ha lo scopo di essere capito dal lettore, ma che serve solamente a percorrere il tentativo di liberazione di cuori sofferenti, immersi in una cittadina che talvolta sembra diventare oscura tanto quanto loro.

Lo spazio e il tempo sembrano surreali, non si riesce quasi mai a capire in quale giorno ci si trovi, ma comunque non ha molta importanza, perché quando si tratta di sentimenti ogni cosa vagamente materiale si scioglie del tutto.

Ma passando alla storia in sé, possiamo dire che i protagonisti del libro sono Elsa e Michele. Lei è una donna adulta, che si porta dietro da sempre il dolore dovuto ai fallimenti del rapporto con la madre che, reduce dalla morte prematura del primo figlio, non è mai riuscita a staccarsi dal suo ricordo e, di conseguenza, a riempire Elsa dell’amore necessario. Non sono mai bastati i tentativi della donna, che per tutta la vita ha tentato di rimpiazzare il vuoto lasciato dal fratellino, cercando di compiacere un genitore la cui anima era ormai lacerata. I sensi di colpa dell’essere nata o, addirittura, del non essere nata maschio, la portano ad autoinfliggersi continuamente pene psicologiche, che proliferano sotto forma di pensieri molto spinti e talvolta leggermente disturbanti.

Michele è un uomo sulla cinquantina, che nel romanzo assume quasi la funzione di inetto. Da sempre amico di Elsa, ad un certo punto della sua esistenza viene “accalappiato” da una donna egoista e possessiva, che riesce a dominare le sue scelte e a farlo allontanare dalla protagonista. Ella diviene sua moglie e dà alla luce una bambina, che prontamente verrà sottratta all’amore di Michele nel momento in cui un tumore al cervello si mangerà tutti i suoi ricordi, trasformandolo in un neonato col bisogno di reimparare tutti i segreti della vita. Il ragazzo a questo punto resterà solo, pur essendo circondato dall’affetto della madre e del suo gatto, in balia di una società che lo guarda con occhi intrisi di pena, facendolo sentire sempre più diverso. La sua mente e i suoi gusti personali tornano vergini, non ricorda neanche più il significato delle parole “bello” o “brutto”, perché non percepisce la loro utilità. Per questo motivo riceve lezioni terapeutiche sul significato standardizzato di questi termini. Ciò vuol dire che deve anche imparare cosa voglia dire “voler bene” e “amare” e l’unico modo per riuscirci è riempire la sua casa di post-it che gli ricordino costantemente cosa deve fare, chi egli sia e soprattutto chi debba amare.

Elsa viene a sapere della tragedia e trova in essa l’occasione di mettere in atto un piano tanto malsano quanto passionale, dettato dall’amore, ma anche dall’odio. Decide di iniziare a giocare con la vita dell’amico, presentandosi in casa sua con un’altra identità. La cosa le riesce abbastanza bene, essendosi lei sempre rispecchiata nelle diverse sfaccettature che compongono la sua anima e che prendono il nome di Lesa, Sale e Ninò (il fratellino morto), ognuna a rappresentanza delle varie delusioni che hanno costellato la sua esistenza.

Michele si rivela essere sin dal primo incontro abbastanza affascinato e turbato dalla donna che gli si presenta davanti, come se avvertisse che c’è qualcosa di strano in lei, come se sapesse di conoscerla già. Infatti, andando avanti nel racconto, a poco a poco i sospetti si fanno sempre più vivi, portandolo a sviluppare vari tipi di sensazione nei suoi riguardi, a partire dal rancore e dalla diffidenza, per poi finire all’ammirazione e all’affetto.

Tutti i passaggi della vicenda vengono seguiti assiduamente da un narratore onnisciente, che diventa sempre più succube della protagonista stessa e commenta le sue scelte e i suoi pensieri poco raccomandabili. Sarò proprio lui a regalarci quel finale tanto agognato, che mi ha davvero spiazzato, perché racchiude in poche righe tutta la sofferenza che durante la lettura era stata già somministrata a piccole dosi.

Consiglio questo romanzo a tutti coloro che abbiano voglia di immergersi in una storia le cui radici affondano nella difficile realtà di una città così bella, ma anche così piena di ricordi, scoperti tramite gli occhi di due anime avvolte dalla solitudine. Ascoltare le voci di Elsa e Michele non sarà facile, perché ogni capitolo è un pugno al cuore, però ne vale sicuramente la pena.

E non dimenticatevi dei garofani bianchi, il cui spettro vi seguirà assiduamente, facendovi quasi percepire il loro flebile odore.

Vi ringrazio per aver essere arrivati fin qui, fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate, se la mia recensione vi ha incuriosito, o se già conoscete il libro e la sua scrittrice.

Alla prossima recensione!

Barbie



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