La cavalcata dei morti - Fred Vargas

Copertina per la recensione de "La cavalcata dei morti" di Fred Vargas, un thriller che si mescola al fascino delle leggende norrene.

Casa Editrice:
Einaudi
Formato lettura: cartaceo (tascabile)
Anno edizione: 2013
N° pagine: 422
Trama: Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio che sembra scaturire dal medioevo. C'è un cadavere, sul sentiero dove da mille anni i prescelti vedono passare la Schiera furiosa. Ovvero la cavalcata dei morti, che trascinano con sé anche i vivi condannati a morire per i loro peccati. La giovane, luminosa Lina ha visto la Schiera. È solo una visionaria, o le foreste normanne celano segreti più spaventosi di una antica, cupa credenza?

Recensione:
Fred Vargas è un’archeologa e medievalista e il commissario Adamsberg è il protagonista di molti suoi romanzi. 
Fin ora questa è l’unica opera che ho letto della Vargas, ma informandomi su internet ho potuto constatare che i suoi lavori hanno avuto molto successo in Italia, affascinando una buona fetta di pubblico.

Quando ho acquistato "La cavalcata dei morti" ero in cerca di un horror. Ho adocchiato questo libro mentre mi perdevo tra gli scaffali, notando subito l’aura macabra che lo avvolgeva. C’era una copia solitaria buttata su una mensola, accanto ad altre opere che stonavano con essa sia per aspetto che per genere letterario. A quel punto l’ho afferrato e ne sono rimasta subito colpita.

Da qualche tempo ho scoperto di amare i thriller, ma non quelli qualsiasi. Devono avere una trama particolare, di quelle che ti fanno letteralmente rimanere incollato alle pagine, col pensiero sempre fisso lì, a quelle parole, mentre cerchi di capire tu stesso come potrebbe andare a finire la storia.

Mi aspettavo questo dal romanzo di Fred Vargas, che miscela il fascino oscuro di una leggenda locale alla seduzione di un poliziesco.

Ho sempre amato i miti e le credenze, di qualsiasi origine, poiché in ogni fantasia c’è un briciolo di verità, un significato segreto nascosto bene tra le parole.

"La cavalcata dei morti" si rifà al mito di Odino e della sua caccia selvaggia. Si narra che il dio della mitologia germanica e norrena scendesse sulla terra per le 12 notti successive al solstizio d’inverno, con il suo esercito di guerrieri defunti al seguito, uccidendo chiunque si trovasse sul suo cammino.
Successivamente si ebbe una testimonianza scritta di questa leggenda, reinterpretata con delle varianti. La Masnada di Hellequin, ovvero l’esercito del comandante Hellequin, composto da spettri e forze oscure, rade al suolo i boschi della Normandia portando con sé i peccatori e punendoli per i crimini commessi in vita.

E’ proprio questo il mito che aleggia nel romanzo e che sconvolge i cittadini di Ordebec. Lina Vendermot, la ragazza che ha assistito al passaggio della Schiera furiosa, ha il compito di comunicare a tutti il nome dei “ghermiti” che Hellequin ha trascinato con sé nell’apparizione, in modo che le vittime possano ancora salvarsi dalla dannazione eterna, nonostante i crimini commessi.

Gli uomini avvistati sono quattro, ma Lina riesce a riconoscerne solo tre e questo fa sì che ogni abitante della cittadina viva nel terrore e si interroghi sui propri peccati, sperando di non essere destinato alla Masnada.
Ciò che mette tutti in allarme è la morte di Herbier, uno degli uomini visti dalla ragazza, il segno incontrastabile che la caccia selvaggia è davvero iniziata.

Il caso viene affidato al commissario Adamsberg, che da Parigi parte alla volta della Normandia. La sua mente perennemente confusa e offuscata lo porta a cercare ovunque le tracce dell’omicida, che continua a uccidere senza lasciare alcuna impronta, come fosse davvero uno spettro.

Sarà davvero Hellequin il killer, oppure a Ordebec c’è un assassino che si diverte a farne le veci?

Il libro risponde quasi subito a questa domanda, senza neanche darti il tempo di sperare che ci sia davvero qualcosa di paranormale nel bosco di Bonneval.

Non fraintendetemi, il nome dell’omicida non viene scoperto all’istante, per quello si deve arrivare davvero alle ultimissime pagine. E il fascino della leggenda locale non abbandona mai veramente il lettore, che fino alla fine si chiede come sia possibile che Lina Vendermot abbia certe visioni.

Il problema è che nell’indagine di Adamsberg la storia della cavalcata dei morti diventa solo uno sfondo. È sempre lì, nei pensieri di tutti, ma non fa da padrona. Certo un poliziotto non può davvero pensare che il killer sia un fantasma infernale, ma mi sarebbe piaciuto che il filo del sovrannaturale prendesse un’altra piega e che venisse approfondito ancora di più. Ma questo è solo un personalissimo giudizio, fatto da una lettrice che ama il mistero e il paranormale.

Fred Vargas ha uno stile forbito, ma al tempo stesso chiaro. Non lascia nulla al caso e descrive nei dettagli ogni cosa, costringendoti ad analizzare ogni particolare, cercando di rimettere insieme miliardi di pezzi.

Molto interessante è l’inquisizione interiore di ogni personaggio. Adamsberg deve fare i conti con la nebbia della sua mente, ma anche con il legame che ha con chi lo circonda. Un esempio è il rapporto che instaura col figlio Zerk, approdato improvvisamente nella sua vita dopo anni e anni di silenzio e lontananza. Oppure Danglard, un collega molto colto, ma perennemente tormentato dai demoni interiori.

Le relazioni si evolvono, si sgretolano, si rinforzano. Ogni personaggio è vittima di una crescita interiore e viene messo faccia a faccia con le proprie paure.

Il caso della Masnada di Hellequin coinvolge in qualche modo anche le altre indagini a cui il commissario lavora, creando spunti di riflessione e intrecci intricati, che lo porteranno alla verità con l’aiuto di chi lo circonda.

La leggenda farà sì che ognuno guardi nel proprio io, rendendosi conto di essere un "buono" o un "cattivo". Il tutto stagliato nello sfondo di un paesino francese che sembra isolato dal mondo, al di fuori di tutto, fermo ancora agli anni in cui la gente additava le “streghe” e le condannava al rogo.

E’ come se le visioni di Lina fossero più che altro un presagio. Mi piace pensare che quella che altri considerano pazzia, sia invece una grande sensibilità grazie alla quale la prescelta riesce ad avere un quadro di cosa potrebbe accadere a chi ha commesso degli errori terribili durante la sua vita. Come se fosse una messaggera che mette le persone di fronte alla propria malignità, creando una serie di conseguenze gravi e irreprensibili.

Sono rimasta soddisfatta dopo la lettura di questo romanzo, ma forse mi aspettavo qualcosa di più. Avevo iniziato con molto entusiasmo, ma poi è andato un po’ a scemare. Ci ho messo tanto a finire questo libro, perché nel frattempo mi sono concentrata su altre opere che mi hanno coinvolto molto di più. È stato come se non avessi quella curiosità estrema che ti lascia col fiato sospeso, per quanto la Vargas mi sia sembrata molto ferrata nella stesura del poliziesco.

Gli elementi principali del thriller ci sono e non nego che mi piaceva l’idea di scoprire la verità, ma senza troppo attaccamento alle pagine. Certi passi potevano essere più brevi, lasciando spazio a delle incognite che rimangono tutt’ora nella mia testa.

Forse è proprio questo l’effetto che la scrittrice voleva dare. Il commissario riesce a capire tutto solo alla fine, stravolgendo i piani e sorprendendo tutti. Allo stesso tempo ho avuto l’impressione che la risoluzione del caso sia avvenuta troppo in fretta e abbia lasciato alcuni dubbi, mentre per tutto il romanzo la lentezza dei ragionamenti di Adamsberg sembra a tratti quasi esagerata.

Non mi sento di sconsigliare il libro, perché molto probabilmente sono io a non aver colto molte cose e a non essere entrata in sintonia col racconto. Il giudizio è qualcosa di molto personale e penso che quando iniziamo a leggere un'opera abbiamo tutti delle aspettative più o meno precise, che possono influenzare o meno il nostro parere.

Fatemi sapere, come sempre, cosa ne pensate. Sono curiosa di scoprire se qualcuno di voi ha mai letto un romanzo di Fred Vargas e anche di conoscere il vostro pensiero a riguardo.

Grazie per aver letto la mia recensione, un saluto e alla prossima!

Barbie

Commenti

Post più popolari

Citazioni