L'importanza di chiamarsi Ernesto - Oscar Wilde

 

Recensione del libro "L'importanza di chiamarsi Ernesto" di Oscar Wilde

Casa Editrice: Biblioteca Universale Rizzoli BUR

Formato lettura: Cartaceo

Anno edizione: 1995

N° pagine: 193

Trama: Salutata al suo apparire dalla perplessità (sia pur divertita) di critici e letterati, "L'importanza di chiamarsi Ernesto" dopo un secolo di felicissima e intensa vita sul palcoscenici di tutto il mondo è ormai universalmente riconosciuta come un geniale, straordinario e rigorosissimo "nonsense" che anticipa tutte le più moderne risultanze del teatro dell'assurdo. Essa fu scritta tra il 1894 e il 1895, in quel momento della vita di Wilde che precede la sua rovina, alla vigilia del processo che lo condurrà in carcere, e al quale egli va incontro testardamente e ciecamente, in una sorta di furia autodistruttiva che sortì, in effetti, il risultato di distruggerlo. In questa inquietante quiete prima della tempesta, Wilde scrive in quest'opera le sue pagine più disincantate e fresche, più spensierate e felici: e tra le due cose non può non esserci una misteriosa relazione, anche se la sua definizione è forse più compito dello psicanalista che del critico. Certo si tratta di una coincidenza impressionante che non può essere puramente casuale, e che getta su quelle pagine un'ombra suggestiva come per l'intravedersi di un rovescio di medaglia che la felicità dell'invenzione ci impedirà per sempre di svelare.

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Recensione:

Oscar Wilde scrisse questa breve commedia satirica prima di essere arrestato per criticare la società ipocrita del tempo.
Penso che tutti sappiamo che il motivo per cui fu rinchiuso fu di aver manifestato atti omosessuali verso il suo nobile mecenate, dunque da qui, secondo il mio modesto parere, Wilde scrisse questa commedia per rivelare la nascosta e alquanto sfacciata ipocrisia delle classi più elevate.

Il suo lavoro oscilla tra commedia umoristica e pièce dell'assurdo per il nonsense che avvolge i dialoghi dei personaggi, ma soprattutto per la grande importanza verso il nome Ernest.
Una cosa che mi ha colpito molto è che spesso al cambio di edizione cambia anche il titolo del libro: "L'importanza di chiamarsi Ernest"; "L'importanza di essere Franco"; "L'importanza di essere Fedele"; "L'importanza di essere Probo"; "L'importanza di essere Costante"; "L'importanza di essere Onesto".

Il concetto comune è lo stesso perché essere  onesto e chiamarsi Ernesto, all'interno della commedia, è la stessa identica cosa. 
Il nome Ernest o Ernesto ispira fiducia, sicurezza, è elegante, affascinante, insomma l'uomo ideale non può non chiamarsi con tale nome, e il contrario è inaccettabile.

Ma andiamo all'origine del personaggio.
In realtà Ernest non esiste, è frutto dell'invenzione del protagonista che si chiama John o Jack, quest'ultimo è un nomignolo pare. Questo gentiluomo di nome John vive infatti una doppia vita: in campagna è il sofisticato, elegante, amato John, mentre in città è l'intraprendente, innamorato signor Ernest
Ernest è in realtà il nome del fratello combinaguai, la cui esistenza è una menzogna, che usa come pretesto per spostarsi dalla campagna alla città senza dover dare troppe spiegazioni mentre è occupato a corteggiare la splendida Gwendolen.
Le cose andranno complicandosi quando l'amico Algernon, un uomo pieno di debiti e senza un soldo (ma i nobili possono), scoprirà il suo segreto e andrà nella sua residenza di campagna spacciandosi per Ernest in modo da incontrare la splendida giovane donna di cui John è tutore.

La particolarità di questo, secondo me, capolavoro è che l'assurda comicità pervade ogni frase, ogni personaggio dal primo all'ultimo e non si può fare a meno di sorridere fino alla fine della pièce.
Questa è una cosa che adoro, sorridere per la lettura di un libro, per una storia, per un personaggio, per un dialogo, è segno che l'autore è riuscito a catturare la tua simpatia per lui ed il suo stile.

Un personaggio cardine nella commedia è la madre della giovane Gwendolen, Lady Blackwell, la quale ostacola fin dall'inizio l'amore tra la figlia e John. Penso che sia in assoluto il personaggio più assurdo della commedia per alcuni motivi. Per valutare sir John come valido pretendente per la figlia, Lady Blackwell fa una serie di domande al giovane di cui apprezza solo le risposte che qualunque altro genitore avrebbe valutato negativamente. Un altro esempio è qui sotto:

"Io penso che sia ora che questo signor Bunbury si decida una buona volta se intende vivere o morire. Questo continuo tenere il piede in due scarpe è veramente assurdo. Io, poi, non approvo neanche tutta questa simpatia del giorno d'oggi per gli invalidi. Ci sento qualcosa di morboso. Le malattie, di qualsiasi genere esse siano, non vanno assolutamente incoraggiate. La buona salute è uno dei doveri fondamentali della vita"

Un aspetto che Wilde risalta della società del tempo è l'attaccamento al denaro e il suo dispendio eccessivo, concetti incarnati rispettivamente nella signora Blackwell che seleziona i pretendenti per stipendio, dote e proprietà, e nel signor Algernon che si ritrova al verde ma non fa che spendere sempre più e a scappare dagli strozzini.
Troviamo anche un tema un po' forzato forse dalla mia interpretazione, ma che ci sta sempre, ossia il tema della donna angelo sia in Gwendolen che in Cecily, figure aggraziate, dolci, fragili seppur a volte forti e intraprendenti, determinate nel far valere i propri desideri.

Termino col dire che consiglio assolutamente questa simpatica commedia teatrale perché è un classico immancabile, e un primo approccio super consigliato al teatro dell'assurdo.


𝕷𝖊𝖙𝖎𝖟𝖎𝖆

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎 𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛 𝑒-𝑏𝑜𝑜𝑘 𝑠𝑢 𝐾𝑖𝑛𝑑𝑙𝑒 𝑈𝑛𝑙𝑖𝑚𝑖𝑡𝑒𝑑! 𝐻𝑎𝑖 𝑢𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑡𝑢𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑖 30 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖!

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